Benvenuto in Rammenti
I verbi rammentare e rammendare differiscono per una sola consonante. Eppure, in quella minima distanza, si apre uno spazio sorprendentemente fedele alla psiche: un luogo in cui memoria e riparazione non sono processi separati, ma movimenti che si cercano e, talvolta, coincidono.
Non possiamo infatti guarire se prima non ricordiamo, e il processo della memoria – seppur a volte doloroso – è esso stesso taumaturgico.
La memoria, quando trova parole e forma, non è mai neutra: è già cura. È un filo che riannoda, che attraversa il tempo e restituisce continuità a ciò che sembrava scucito, frammentato e quindi senza senso.
Da qui nasce Rammenti: cuciture per la mente.
Che luogo è questo?
Uno spazio mensile. Un tempo lento, che si sottrae alla fretta degli altri spazi.
Una newsletter – pubblicata anche come articolo – in cui la psiche viene osservata, interrogata e raccontata. Non solo nei suoi aspetti clinici, ma anche nei suoi movimenti più sottili, nei passaggi spesso invisibili che legano sintomo, storia e significato.
Torna il primo giorno di ogni mese: un appuntamento insieme, che chiede riflessione e incoraggia il dialogo. È anche dal confronto, infatti, che può nascere cambiamento.
Tra un’uscita e l’altra, alcune note abiteranno questo spazio: frammenti essenziali, piccoli punti di cucitura che mantengono un fil rouge di ispirazione reciproca e crescita.
Quale sguardo manteniamo?
Da un lato, quello scientifico: sono un medico psichiatra, e il metodo, la chiarezza, la responsabilità del sapere sono parte essenziale di ciò che offro.
Dall’altro, quello umano: è mia convinzione che ogni persona sia individuo prima di essere paziente, storia prima di essere diagnosi.
Qui troveranno posto entrambi. Perché la psiche ha bisogno tanto di metodo quanto di bontà.
Cosa proveremo a comprendere?
Parleremo di strumenti e concetti della psichiatria, ma anche di esperienza vissuta. Di sintomi, certo, ma anche della loro storia. Perché il percorso di cura di un individuo tiene insieme il suo passato, per comprendere il presente. Deve ricordare, per ricucire. Solo così i nostri pezzi possono, infine, trovare un significato.
Ogni processo di cura è, in fondo, anche un processo di senso. Restituire a un individuo il proprio senso è, forse, il compito più profondo della mia professione.
Mi trovi anche su Instagram e su lucioldani.it


